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 Date Masamune

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Hina Hyōga

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Femminile Zodiaco Sagittario Bufalo
Messaggi : 196
Compleanno : 24.11.85
Età : 32
Località : Torre Del Greco,NA
Occupazione/Hobby : Lavoro Noioso
Umore : ^____^

MessaggioTitolo: Date Masamune   Lun Apr 14, 2014 9:36 pm

» Masamune Date
· Soprannome: Dokuganryū, il " Drago Con Un Occhio Solo".
· Data di Nascita: 5 Settembre 1567.
· Provenienza: Giapponese.
· Età: E' morto all'età di 59 anni, quindi relativamente giovane. Adesso ne avrebbe 443, circa; un discreto vecchietto insomma, anche se conserva sempre l'aspetto di quando era un diciottenne.
· Sesso: Maschile.
· Natura: Fantasma. E' abilissimo nel maneggiare le sue sei spade: ne tiene tre per mano, incastrate tra un dito e l'altro, usando una tecnica e una forza che un normale essere umano non sarebbe mai in grado di padroneggiare. Ma deve stare attento nelle giornate di pioggia, poichè le sue spade attirano inevitabilmente ogni fulmine che si trovi nei paraggi. Molto spesso questo "problema" si risolve a suo favore, permettendogli di convergere l'energia del fulmine nella spada e usarla come arma aggiuntiva.
· Stato Sociale: Nobile: la famiglia Date non era esattamente una delle ultime arrivate e il periodo in cui ha regnato ha contribuito ad arricchirla ancora di più.
· Interessi: A parte affettare tutto ciò che gli capita sotto le spade e parlare in inglese? Credo nient'altro...
· Amicizie: Katakura Kojuro.
· Segni particolari: E' stato privato dell'occhio destro molto tempo fa; per questo porta sempre una benda nera sopra l'orbita vuota, che a volte viene anche coperta con un ciuffo di capelli. Inoltre, visto il suo egocentrismo, quando la mattina si sveglia, non riesce a iniziare bene la giornata a meno che non urli "Are you ready guys?!" a un immaginario esercito. Sono le rimanenze di quando era ancora un comandante.





» Description Physique

» Altezza: 187 cm. Molto alto, considerando il periodo e il paese nel quale è nato.
· Peso: 75 kg. Non particolarmente grosso, ma con un fisico invidiabile; veniva costretto a continui e spossanti allenamenti fisici per essere all'altezza del suo ruolo.
· Occhi: Normalmente il suo solo occhio rimasto è di colore castano nocciola. Quando però sfodera le sei spade, diventa di colore blu e la pupilla si allunga e si assottiglia.
· Capelli: Castani, con riflessi ramati, sono di una lunghezza media, poco sopra le spalle. Li tiene perennemente scompigliati, con ciocche più lunghe e più corte che non obbediscono a nessuna legge della fisica esistente in natura.


A prima vista Masamune ha l’aspetto di un normale ragazzo: eccezion fatta per la vistosa benda che tappa l’orbita sinistra, non ha particolari segni di riconoscimento addosso. Come già detto, ha un fisico snello e ben proporzionato, non particolarmente imponente, dovuto ai frequenti e spossanti allenamenti cui è stato sottoposto dai migliori maestri del tempo. Sin da quando era giovane è sempre stato invidiato e ammirato per la sua particolare altezza, diventata un motivo di vanto, relativamente strano non c’è che dire, per i suoi genitori, che cominciarono a ritenere loro figlio capace di imprese impossibili per le altre persone. I lineamenti del suo viso sono delicati, sempre giovanili, considerando l’età della sua morte e, particolare non poco rilevante, particolarmente affascinanti; sono però in perennemente in contrasto con l’espressione accigliata che ha quasi sempre stampata in volto. Il suo unico occhio, di un color castano nocciola in condizioni normali, ha un particolare taglio allungato, leggermente rivolto all’insù; quando sfodera le sue sei spade invece diventa blu elettrico e la pupilla si assottiglia particolarmente (quasi come quella dei gatti).
Ha i capelli relativamente corti, lisci, di un colore castano ramato, con ciuffi di lunghezze diverse e perennemente disordinati: non si sistemano nemmeno dopo averli tenuti sotto il pesante elmo per giornate intere, quasi fossero dotati di vita propria; un ciuffo più lungo cade sopra l’occhio destro tappando la benda nera e in assenza della benda, tappando l’orbita vuota. E’ quasi sempre vestito con la sua amata armatura, cimelio storico di quando era sempre in vita, (molte persone si chiedono come faccia a resistere in estate senza svenire per il caldo) ma non disdegna i kimono e ogni tanto è possibile vederlo vestito addirittura con abbigliamento moderno. Ah, adora il blu, nel caso a qualcuno fosse sfuggito questo importante particolare.


» Photobook: DATE

» Description du Caractère
Che dire di Masamune? Sicuramente la sua caratteristica più spiccata è l’impulsività: piuttosto che rimuginare su qualcosa, preferisce risolverla immediatamente con i suoi metodi, che diciamocelo, non sono particolarmente delicati. Lui non pensa, lui agisce. La maggior parte delle volte però, farebbe meglio a regolarsi e non gettarsi subito nella mischia, urlando e agitando le spade. Infatti la maggior parte delle volte, colui che gli para l’amabile didietro è il suo fido Kojuro. Che dire, è un grande attaccabrighe: provoca le persone fino a che non esplodono di modo che, a quel punto, ha un ottimo motivo per combattere.
Oltre a questa sua “impulsività”, che spesso somiglia più a un tentativo di suicidio, Masamune ama la violenza o, per voler essere più precisi, lui ama combattere: gli da un senso di euforia e potere non indifferente, che ormai è simile una droga. Ogni giorno ringrazia di essere nato nell’era Sengoku, la più sanguinosa di tutta la storia giapponese e, sempre ogni giorno, rimpiange che quei giorni siano ormai finiti da centinaia di anni. Ormai però il massimo che può fare è combattere con Kojuro per allenamento o solo per divertimento.
Però l’abito non fa il monaco: nonostante il suo aspetto perennemente minaccioso (non ditemi che quella sua adorabile faccia incazzata non vi fa paura) e questa sua venerazione per il combattimento, in realtà Masamune è un uomo molto leale e generoso verso soldati e sottoposti. Anche se è quasi sempre lui a scatenare una guerra, non lo farebbe mai sapendo di mettere in pericolo i suoi uomini; proprio per questa sua determinazione e carisma è sempre stato amato e stimato, seguito persino nelle missioni più difficili e pericolose. Un ultimo particolare: intercala sempre i suoi discorsi con frasi in inglese che sono, la maggior parte delle volte, incitazioni per i soldati; questa caratteristica è dovuta al suo grande interesse per l’occidente e per le lingue straniere in particolare, appunto, l’inglese.

» Il était une fois (background)

5 settembre 1567: nasce il figlio maggiore di Date Terumune, Date Masamune. Ancora quattordicenne, nel 1581, il futuro daimyo intraprende la sua prima campagna militare, insieme al padre, che si conclude con una schiacciante vittoria sugli avversari. Giunto all’età di diciotto anni, prende il posto del genitore che decide di ritirarsi dalla posizione di daimyo, come condottiero della famiglia Date.
1585 circa: “Tu non potrai mai condurre la famiglia Date. Ci porterai alla rovina!” Puntuale come un orologio, ogni giorno, ripeteva sempre la stessa frase. “Tutto quello che tuo padre ha costruito andrà distrutto!” Per poi guardarmi con odio, fissandomi rabbiosa nell’unico occhio che mi rimaneva; già a diciotto anni potevo definirmi uno storpio. Era incredibile come riuscisse a modificare l’espressione del suo viso nel preciso momento in cui io mi avvicinavo a lei: qualsiasi cosa stesse facendo, non appena sentiva anche solo il fruscio dei miei vestiti, cominciava a traboccare di rabbia e disgusto.
Questa era mia madre: dico era perché ormai è morta e sepolta da non so quanti anni. Sepolta non da me, sia chiaro. Quando nacqui mi adorava: era orgogliosa di me, del suo figlio maggiore che si prospettava così forte e risoluto, che già in tenera età aveva aiutato il padre in una battaglia, rivelandosi un elemento decisivo per la vittoria. Era estremamente convinta che non sarei stato in grado di condurre la grande e potente famiglia Date, così come l’aveva creata mio padre, portandola alla rovina; e tutto questo perché ero privo di un occhio già all’età di diciotto anni. Non che fosse colpa mia, sia chiaro: ma il vaiolo, a quell’epoca, era praticamente una punizione divina e totalmente incurabile. Quindi, a meno che non volessi diciamo “suicidarmi”, ho dovuto chiedere all’unica persona di cui mi fidavo ciecamente, (scusate il gioco di parole) di strapparmi via l’occhio prima che fosse troppo tardi. Kojuro non esitò nemmeno un momento, come volevasi dimostrare; ammetto che fece un po’ male e ammetto anche che andai pericolosamente vicino alla morte, ma dopo qualche settimana la malattia era sparita dal mio corpo e potei tornare a combattere. Mi sentivo come rinato. Ma lo stesso non valeva per mia madre: senza un occhio per lei era solo il disonore della famiglia, ero incompleto. E nonostante la volontà di mio padre di ritirarsi dalla carica di daimyo e lasciare tutto a me, iniziò a nutrire un malsano attaccamento per mio fratello minore; attaccamento che prima non aveva mai manifestato e che nacque dal giorno in cui mi vide guarito ma senza più l’occhio destro. La maggior parte delle persone potrebbe chiedersi come faccia una madre a cambiare opinione sul proprio figlio, sul sangue del suo sangue, in così pochi giorni, ma mia madre si rivelò un’esperta. Era avida, attaccata ai soldi e alla ricchezza che il matrimonio con mio padre le aveva portato: non poteva permettere che io le rovinassi tutti i piani.
Tentò più e più volte di convincere mio padre a togliermi il diritto alla successione per far diventare mio fratello il leader ma, quando vide che i suoi sforzi risultavano inutili, optò per la via più veloce e diretta per togliermi dalla circolazione: avvelenarmi. Per la seconda volta nella vita andai pericolosamente vicino alla morte; al mio risveglio l’unica persona che trovai al mio fianco, senza che si fosse mossa di un centimetro durante tutti i giorni di delirio fu, ovviamente, Kojuro. Quel momento fu probabilmente il più doloroso: mi sentivo come se fossi stato strappato da un abisso nero e denso, spinto verso l’alto, verso una luce accecante, mentre venivo perforato da migliaia di spade. Aprii l’unico occhio che mi rimaneva e avvertii la sua presenza accanto a me, nel calore della stanza: in quel momento decisi che mia madre doveva sparire e con lei mio fratello. Il giorno dopo lo uccisi con le mie mani.
Non odiavo particolarmente quell’essere inutile e privo di qualsiasi abilità che, purtroppo, faceva parte della mia famiglia; ma uccisi lui, perché sapevo che così facendo mia madre avrebbe perso qualsiasi speranza di sostegno all’interno del clan. Fu proprio quello che successe. Dopo aver scoperto l’accaduto, terrorizzata dal poter fare la stessa fine, sparì, chiedendo rifugio alla famiglia di suo fratello.
Non la rividi più, fino a che, qualche anno dopo, seppi della sua improvvisa morte.
Senza la sua presenza che mi ostacolava, potei finalmente compiere le grandi imprese cui aspiravo, riuscendo a rendere la famiglia Date ricca e prosperosa, influente in tutto il Giappone.
Kojuro rimase accanto a me per il resto della sua vita, diventando il miglior stratega e l’amico più fidato che potessi avere; ma il suo momento arrivò prima del mio. Fino al suo ultimo respiro, sostenne di essere contento di avermi servito tutta la vita e morì, accanto a me, con un sorriso sul volto.
Gli ultimi anni della mia vita, senza di lui, non furono più gli stessi: invecchiai rapidamente, fino a morire esattamente dieci anni dopo.

Svariati anni dopo
Non ero morto. No, non ero decisamente morto: ritrovarsi a vagare per le lande deserte del Giappone non vuol dire essere morto; oltretutto, con mia grande soddisfazione, avevo riacquisito l’aspetto di quando avevo appena diciotto anni. Nonostante nessuno mi vedesse, almeno all’apparenza, ero sempre, o almeno in parte, in vita. Probabilmente ero diventato uno spettro o roba simile e credevo di saperne il motivo: poco prima di morire avevo perso una delle mie preziose katane. Doveva essere quella la perdita che mi aveva tenuto incollato alla terra e, almeno fino a che non l’avessi ritrovata, non potevo andarmene. Ma più passava il tempo e più
Fino a che, un giorno, capitai per caso davanti a una vecchia capanna cadente, davanti alla quale sedeva un contadino, già in la con gli anni. Non sono esattamente il tipo di persona che passa inosservata, soprattutto in sella a un cavallo e completo di armatura e tutto; ma dopo anni nei quali le persone mi passavano attraverso, senza minimamente notarmi, mi ero abituato all’idea: quest’uomo però mi rivolse un sorriso, il primo da tempo immemore, chiedendomi se fossi stanco. ” Non sai quanto, nonnetto. Sono decenni che vago senza riuscire a trovare quello che sto cercando. “ Inaspettatamente il vecchio mi fece una strana proposta ” Se vuoi posso offrirti qualcosa da bere. Purtroppo non ho molto, ma sembri molto stanco e ho l’impressione che tu stia facendo un viaggio che dura da centinaia di anni. “ Evidentemente quel vecchio aveva un qualche strano potere, o semplicemente riusciva a vedere i fantasmi (anche se, da quando ero morto, non avevo incontrato nessuno con quell’abilità), ma ci aveva preso in pieno e non potei rifiutare. Ma quando mi porse uno strano bicchiere con del liquido blu, iniziai a farmi delle domande.
” Non ha un gran bell’aspetto, però non si rifiuta mai qualcosa da bere giusto? “ Trangugiai tutto il liquido in un sol sorso e fu solo in quel momento che mi resi conto che qualcosa stava per andare 


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